Fermare la guerra in Siria e nel Medio Oriente

ImmagineSono due anni che in Siria si muore di guerra. Oltre 100.000 vittime in un paese di 20 milioni abitanti. (E in Iraq 10 anni)
E se le responsabilità diretta delle stragi e delle atrocità,sono degli eserciti locali, e nessuno può esserne escluso, le responsabilità dell’occidente sono enormi. Dall’aver lasciata sola la rivolta popolare e pacifica del 2011, lasciando che Assad la reprimesse nel sangue, sostenendolo indirettamente, all’aver armato e lasciato armare i cosiddetti ribelli favorendo l’infiltrazione di Al Qaida e l’avvio della guerra civile. Così come le responsabilità delle altre potenze mondiali.
Non è per sostenere un regime insostenibile che ci si deve opporre all’entrata nella guerra degli Stati Uniti e di altri paesi, ma perché alle stragi di Assad e di Al Qaida si aggiungeranno quelle dei bombardamenti occidentali. E il colore delle bombe non fa la differenza quando le vedi da sotto. E perché questa è un’ulteriore escalation di una guerra che già esiste, combattuta per procura, della quale non solo allontana la fine, ma rischia di allargarla.
Sulla pelle dei siriani si sta giocando un pezzo del confronto strategico tra le grandi potenze economiche mondiali in medio oriente e non solo. Così come prima in Iraq, in Libia, in Mali… Lo sanno tutti. Così come sanno tutti che non c’entrano nulla le armi chimiche. Vere o presunte che siano.
Può sembrare fragile la voce di chi continua a chiedere, anche nell’opposizione siriana democratica, che si depongano le armi e si ponga fine alla guerra con una conferenza di pace. E che questa debba interessare tutto il Medio Oriente. Ma siccome questa è l’unica possibile soluzione occorre che lo si dica sottraendosi al gioco macabro di distinguere tra i massacri.
Quando avranno fatto il deserto nel deserto prima o poi questa sarà l’unica opzione rimasta. Se saranno rimaste opzioni. (E uomini e donne ancora vive)

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