LA COSTITUZIONE IN COMUNE Campagna per la progressività del fisco locale (meno tasse per i poveri, più tasse per i ricchi) Sintesi della conferenza stampa del 12 settembre 2013

Entro pochi giorni il consiglio comunale inizierà il dibattito sul Bilancio 2013 e, a breve, quello del 2014. Tradizionalmente la discussione pubblica sul bilancio verte soprattutto sulle spese. Con l’iniziativa di oggi vogliamo attirare l’attenzione sulla necessità di una discussione pubblica sulle entrate del comune (e della Regione) e sulla loro composizione, proponendo  che si ponga mano ad una profonda riforma delle tasse locali.

Si sono infatti intrecciati negli anni due fenomeni: una crescente disuguaglianza sociale e la riduzione della progressività del sistema fiscale (aumento IVA da 12% a 21%, riduzione aliquota irpef massima da 72% al 43%, cedolare secca…) aggravata dal cosiddetto federalismo fiscale..

Nel 2009 il bilancio di parte corrente del Comune di Roma era costituito per il 50% da trasferimenti statali, nel 2012 da solo il 20%. Il taglio in soli quattro anni è stato di oltre 1,2 miliardi.

I tagli sono stati sostituiti con tasse, imposte e tariffe locali ad aliquota fissa che non rispettano la progressività prevista dall’art. 53 della Costituzione. Dal 2009 ad oggi l’incidenza delle tariffe sale dal 20% al 29%, l’addizionale Irpef dal 5% al 9% e l’Ici-Imu passa dal 14% al 33%.

Composizione delle entrate correnti del comune di Roma

                               2009                                                  2012        

20092013

Il costo complessivo della tariffe (servizi comunali, trasporti, rifiuti, acqua) è aumentato dal 2009 di 581 milioni (+ 17%). Le tariffe sono notoriamente regressive, cioè pesano di più su chi ha di meno.

La non progressività delle aliquote delle addizionali comunali e regionali Irpef costa ai ceti medi e popolari circa 100 milioni all’anno.

Una cifra anche superiore è il costo della non progressività delle aliquote e delle detrazioni IMU, dalla quale sono esentati i costruttori e il Vaticano.

La trasformazione dell’IMU prima casa in Service Tax costituirà uno spostamento del peso fiscale dai proprietari agli inquilini.

Lo spostamento del carico fiscale dai ceti più abbienti ai ceti popolari e medi è evidente e valutabile in centinaia di milioni di euro.

Questo ha contribuito alla disuguaglianza sociale, che cresce rapidamente. Dal 2005 al 2010 a Roma aumentano del 50% sia i contribuenti con redditi inferiori a 5.000 euro che quelli con più di 100.000 euro . Nello stesso periodo il reddito medio del  10% più ricco della città passa da 16 a 22 volte quello del 10% più povero. 

Per una riforma redistributiva del fisco locale

La strada maestra per correggere l’iniquità del sistema fiscale è la istituzione di una imposta patrimoniale nazionale, ma anche in assenza di questa il Comune può intervenire.

Sosteniamo quindi la necessità di una riforma redistributiva del sistema impositivo locale, nella direzione della progressività prevista dalla Costituzione e per ridurre le disuguaglianze.

I criteri di tale manovra dovrebbero essere:

  • spostamento del carico fiscale dai ceti popolari alle grandi ricchezze, attuando una progressività delle aliquote su tutte le imposte comunali (addizionale IRPEF, IMU, Service Tax);
  • spostamento del carico fiscale dal lavoro alla rendita introducendo una “imposta di scopo” sui grandi patrimoni immobiliari (legge 296/2006), per finanziare gli investimenti pubblici  e un Piano per il Lavoro e per ridurre le tasse sul reddito;
  • ridefinizione delle politiche tariffarie (e delle esenzioni) per orientare i consumi di servizi pubblici (es. tariffa rifiuti legata alla produzione di indifferenziato) e ampliando la solidarietà nei confronti delle fasce deboli.
  • seria partecipazione del Comune alla lotta all’evasione fiscale

 

Già “a legislazione vigente” esistono margini d’intervento per avviare localmente l’inversione di tendenza. Ciò può avvenire già nella definizione del bilancio 2013, che il Comune si appresta a discutere, e dalle modalità di istituzione della futura Service Tax.

Nello stesso tempo chiediamo che il Comune di Roma apra una vertenza con il governo per avere l’autonomia fiscale necessaria.

Nel prossimo periodo organizzeremo un incontro seminariale, a cui invitiamo tutte le forze sociali sindacali e politiche della sinistra romana, per approfondire e discutere più in dettaglio le misure che possono essere prese nel breve e nel medio periodo.

Alle forze sociali, sindacali e politiche della sinistra romana proponiamo di costruire una comune battaglia per una riforma costituzionale del sistema fiscale locale.

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